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	<title>wp_11313231 | Amedeo Ruggieri</title>
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	<description>Psicologo e Psicoterapeuta</description>
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		<title>A metà</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2026 11:20:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Durante una crisi di identità ci troviamo tesi tra due parti: la vecchia versione di noi stessi – con una serie di modalità conosciute, sicurezze, automatismi – e una versione nuova, ancora parzialmente ignota e dunque spaventosa. Entriamo in crisi quando la parte conosciuta e &#8220;vecchia&#8221; di noi ci comincia ad andare stretta. La sicurezza [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Durante una crisi di identità ci troviamo tesi tra due parti: la vecchia versione di noi stessi – con una serie di modalità conosciute, sicurezze, automatismi – e una versione nuova, ancora parzialmente ignota e dunque spaventosa. Entriamo in crisi quando la parte conosciuta e &#8220;vecchia&#8221; di noi ci comincia ad andare stretta. La sicurezza non giustifica più la mancanza di soddisfazione che ormai questa parte ci produce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo articolo parla di questo momento: del momento in cui, in un cambiamento, siamo lì, bloccati tra quello che eravamo e quello che non siamo ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardare indietro, guardare i vecchi modi, le vecchie regole, ci dà l&#8217;illusione di essere ancora quello che non siamo più e forse ci fa sentire al sicuro. Al sicuro perché torniamo in vecchi gruppi. Torniamo nella sicurezza dell&#8217;appartenenza; in più ci rifugiamo nella memoria che, per quanto possa essere brutta e stringente, è sempre prevedibile e conosciuta, dunque sicura. La trappola può essere la mente: dopo che hai lasciato i luoghi, quello che ti tiene ancorato è la mente, attraverso i ricordi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma basta così. Devo prendere il largo, devo andare verso l&#8217;ignoto, adesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lascia la riva, lascia il porto. Sei lì, bloccato, anche se già pronto alla partenza. Ormai una cosa sola ti ferma: te stesso. La mente produce i peggiori mostri: i rimpianti, i ricordi distorti, i dubbi, le svalutazioni. Produce una serie di pensieri, di vissuti e di sensazioni che ti bloccano. Ti lasciano a metà, sospeso. Tra la parte di te che non c&#8217;è più, riattivata dalla mente, e l&#8217;ignoto di quello che non sei ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fiducia. È difficile costruire la fiducia in se stessi, difficile darsi retta quando si è abituati a dubitare di sé e a dare retta di più agli altri. È una sofferenza cercare aiuti, sostegni fuori, per un viaggio, un pezzo di strada, che devi fare da solo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che il viaggio per la creatività, il viaggio per la scoperta di sé, sia un viaggio solitario. Intendo dire che il permesso finale, l&#8217;ultima validazione, l&#8217;ultimo passo, l&#8217;ultima scelta, è qualcosa che dipende solo da se stessi. Nessuno lo può fare per te.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante diventare propri alleati, imparare a lasciare andare i dubbi, la paura di sbagliare, i rimpianti. Imparare a lasciare andare le idee che quelle altre versioni di noi sarebbero potute essere. Lasciare andare quelle vite parallele che ci immaginiamo, quelle vite parallele che le nostre scelte hanno portato a lasciare. Bisogna imparare a nutrire la nuova versione di sé. Imparare a prendersi cura, con fiducia e amore, di ciò che stiamo provando a diventare. Che ancora non esiste, forse è solo un accenno, un pallido desiderio, un&#8217;intuizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È davvero questione di scelte. Scelte, fiducia e amore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scelgo di darmi retta. Scelgo di fidarmi di me. Scelgo di darmi credito, di puntare su di me. Scelgo di non ascoltare tutta quella parte che fa dubitare, tutta quella parte che ostacola, che riporta indietro, che inganna di poter tornare indietro. Lascio andare tutto questo. Lascio che io sia. Lascio che questa parte di me possa cominciare a vivere e a respirare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lascio il mio sguardo girarsi verso il mare aperto, lascio che il porto alle mie spalle diventi sempre più piccolo, fino a dimenticarmene.</p>



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		<title>Altalene al vento</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2026 06:47:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Eccoci qui, a scrivere di nuovo. Questo posto è magico. Il posto intorno, Trincomalee, Sri Lanka. Sulla spiaggia, un baretto, un localino in cui puoi bere un king coconut. Il mare davanti, la musica forse un pochino troppo alta ma, di parola in parola, sento che torno un po&#8217; a casa: il posto dentro. Non [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong class="Yjhzub">Eccoci qui, a scrivere di nuovo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo posto è magico. Il posto intorno, Trincomalee, Sri Lanka. Sulla spiaggia, un baretto, un localino in cui puoi bere un king coconut. Il mare davanti, la musica forse un pochino troppo alta ma, di parola in parola, sento che torno un po&#8217; a casa: il posto dentro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so ancora di preciso cosa sia per me la scrittura. Qualcosa di simile a tornare a casa, in certi momenti. Sentirsi di più, ma non come fare yoga o muovere il corpo, in cui si sente l&#8217;energia e la vita, in cui senti i pensieri che poco a poco vanno via. Qui è qualcosa di diverso: è come dirigere un flusso, come concentrarlo, come poter togliere l&#8217;attenzione dall&#8217;esterno ma senza distrarsi. È, paradossalmente, essere presente sia dentro che fuori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questa posizione sento di voler condividere ancora. Sento che, come lo è stato per me in passato, quando mi sentivo solo e trovavo un po&#8217; di sollievo nei libri, comincio a chiedermi – e forse comincio a credere – che qualcuno leggendo queste parole possa trovare sollievo alla propria solitudine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sentirsi soli a questo mondo, per quanto mi riguarda e per quanto poco a poco ho accettato, è una condizione normale. Al di là dell&#8217;esistenzialismo, trovo che sia una solitudine che riguarda gli incontri umani, l&#8217;offerta sociale e culturale che offre il mondo umano. Mi sono sentito solo per tutta la vita, in fondo. Ma sento che le cose stanno cambiando. Forse poco a poco ho smesso di credere, o di ricercare disperatamente, l&#8217;uscita dalla solitudine all&#8217;esterno. Forse poco a poco mi rendo conto di come la solitudine peggiore sia quella che riguarda la disconnessione con se stessi. Il tradimento di sé. Forse della propria anima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa solitudine fa davvero male. Morde da dentro. È qualcosa che ha a che fare con un vuoto, con la depressione, con il non senso. Sei solo, sei stato lasciato anche da te stesso. Forse soprattutto da te stesso. Forse solo da te stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Paradossale come adesso, su una spiaggia dello Sri Lanka, con tutto il tempo disponibile davanti a me, con la possibilità di seguirmi ovunque mi sentirò di andare e per tutto il tempo di cui sento di avere bisogno&#8230; Paradossale come in questa condizione di &#8220;massima solitudine&#8221;, mi sento meno solo. Mi sento più vicino a me stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea di scrivere e di condividere queste parole mi fa sentire come non mai una serenità, un senso di poter stare &#8220;meglio&#8221; nel vuoto. Un senso di non starmi &#8220;tradendo&#8221; o costringendo in attività, modalità, incontri, prospettive che non mi appartengono, e poco a poco cominciare ad abitare quella che è la mia verità. Quella che è la mia vita, quella che è la mia anima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Respira, riprendi a respirare. Perché sento un nuovo brivido lungo la schiena. Mi sembra che ci siano delle energie che stanno iniziando a muoversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse sto pensando troppo al fatto che leggerà qualcuno, forse sto &#8220;indorando la pillola&#8221;. Quello che voglio fare qua è parlare veramente: parlare di me, parlare attraverso me stesso. Non voglio spiegare, non voglio correggere. Al massimo voglio spiegarmi e correggermi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sento che il mondo ha bisogno di magia, il mondo ha bisogno di poesia. Non ha bisogno di libretti delle istruzioni, né di chiacchiere. Già è pieno di queste cose. Credo ci sia un bisogno profondo di incontro, con se stessi e forse con quanto di simile e profondo c&#8217;è negli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Superficie, distrazione, abbronzatura, velocità, rumore, dormire, perizomi in spiaggia. Respiro, brividi, paura, rabbia, gioia, tristezza e solitudine. Parole a caso, parole con un senso per me. Angoscia, giudizio, altalena, equilibrio. Sblocco. Il linguaggio interno, il linguaggio della mente che ogni tanto permette il mostrarsi dell&#8217;anima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sento un po&#8217; di angoscia. Sento che questa cosa di scrivere con l&#8217;intenzione di pubblicare mi fa cambiare registro, mi fa cambiare contatto con me stesso. Mi fa tradire un po&#8217;?</p>
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		<title>Pagina Bianca</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2026 13:22:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ricominciamo.Perché ricominciare è un atto di libertà incredibile.Si apre una nuova pagina bianca e si ricomincia, appunto.Non importa cosa era stato scritto ieri: tutte le riflessioni, i pensieri, le paure, tutte le certezze. Quando si ricomincia, non conta niente di tutto quello. In qualche modo si può dire che ogni giorno ricominciamo. Chi non se [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong class="Yjhzub">Ricominciamo.</strong><br />Perché ricominciare è un atto di libertà incredibile.<br />Si apre una nuova pagina bianca e si ricomincia, appunto.<br />Non importa cosa era stato scritto ieri: tutte le riflessioni, i pensieri, le paure, tutte le certezze. Quando si ricomincia, non conta niente di tutto quello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In qualche modo si può dire che ogni giorno ricominciamo. Chi non se ne ricorda, forse, sta mentendo a se stesso.<br />Siamo sempre pagine bianche, ma la nostra mente ci porta ad avere cose già scritte su quella pagina. Restano scarabocchi, segni di cancellatura, pasticci e, perché no, vecchi desideri, vecchie sensazioni, credenze, idee, memorie, paure. È così naturale, così vero pensarci come pagine bianche ogni giorno e, al tempo stesso, quasi impossibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui, adesso, voglio lasciare ogni pensiero, ogni paura passata.<br />Ogni articolo scritto in passato, ogni idea che forse non uscirà mai, rimasta sepolta dal tempo che ormai è andato avanti, e iniziare. Iniziare come una pagina vuota. Emergerà quello che deve emergere oggi. Perché oggi sono diverso da ieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong class="Yjhzub">Ricominciamo.</strong> È una libertà enorme ed è di una bellezza e verità altissime.<br />È tutto nella nostra mente. Le trappole, gli scarabocchi. Sono dentro il nostro corpo, anche. Bisogna ripulire, ripulire e lasciare andare. È difficile farlo: siamo così affezionati ai nostri scarabocchi tanto quanto ai nostri capolavori. Ma sia gli uni che gli altri ci impediscono di tornare alla verità: che siamo pagine vuote ogni giorno. Per noi stessi e per gli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fa paura ammetterlo, fa paura e dà una sensazione di brivido. &#8220;Chi sono io?&#8221;. Sei una pagina vuota e ogni giorno, forse, scoprirai chi sei.<br>Non credere a quello che eri ieri: non lo sei più. </p>
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		<title>Segui la tua voce</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jun 2025 10:35:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C&#8217;è una voce dentro di noi, una voce che in alcuni casi può essere flebile, incerta e incostante. Dobbiamo imparare a riconoscerla: è la voce dell&#8217;anima.Questa voce va riconosciuta, per poterle dare valore, proteggerla, prendersene cura e, seguirla.Dentro di noi coesistono infatti diverse voci: quella dei giudizi, dei dubbi, delle incertezze, delle paure. La voce delle [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una voce dentro di noi, una voce che in alcuni casi può essere flebile, incerta e incostante. Dobbiamo imparare a riconoscerla: <strong>è la voce dell&#8217;anima.</strong><br>Questa voce va riconosciuta, per poterle dare valore, proteggerla, prendersene cura e, seguirla.<br>Dentro di noi coesistono infatti diverse voci: quella dei giudizi, dei dubbi, delle incertezze, delle paure. La voce delle &#8220;certezze&#8221;, delle &#8220;sicurezze&#8221;. E chissà quante altre ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma ce n&#8217;è una che è la più saggia, la più profonda, la più vera.<br>La voce dell&#8217;anima è&nbsp;<em>coraggiosa</em>,&nbsp;<em>inadeguata</em>&nbsp;e&nbsp;<em>inadattabile&nbsp;</em>forse &#8211; ma è libera, non fa compromessi.<br>È&nbsp;la voce che desidera la vita, la crescita, l&#8217;espansione, il connessione profonda con l&#8217;altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È&nbsp;molto facile che le persone intorno a noi non sappiano riconoscerla, forse per incapacità e, perché è la voce della nostra&nbsp;<em>unicità</em>.<br>E spesso, purtroppo, si viene mal interpretati, giudicati e deformati dallo sguardo degli altri.<br>È&nbsp;una sofferenza enorme. Non essere visti profondamente è una sofferenza enorme &#8211; anche se, in alcuni casi, diventa una sofferenza silenziosa, diventa la normalità.<br>Vuol dire perdersi, vuol dire perdere la propria essenza. La propria unicità. La propria sacralità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo in un mondo che appiattisce.<br>In un mondo che non riconosce ciò che è sacro.<br>Anzi, ciò che è sacro, così come le manifestazioni dell&#8217;anima, spesso viene&nbsp;<em>patologizzato</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo bisogna dirlo: anche i luoghi di cura e terapia, come la psicoterapia, possono diventare luoghi in cui la nostra propria voce più profonda e saggia viene giudicata, fraintesa e trasformata in un sintomo. I danni, in questi casi, sono enormi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo dobbiamo ricordarci una cosa importante:&nbsp;<strong>nessuno ne sa più di te riguardo te stesso.</strong><br>Nessuno. Né amici, né parenti, né psicoterapeuti,&nbsp; né medici, né psicologi,&nbsp;né guru di ogni genere.<br>Nessuno sente la tua anima più di te.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I giudizi, i pareri, i punti di vista esterni, le diagnosi possono deformare. Possono alterare l&#8217;immagine che abbiamo di noi.<br>Possono farci dimenticare ciò che siamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sotto sotto, lo sappiamo.<br>Sappiamo quando qualcosa ci fa male, quando qualcosa&nbsp;<em>chiude</em>,&nbsp;<em>spegne</em>,&nbsp;<em>rimpiccolisce</em>, invece di aiutare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Rispettiamoci profondamente.</strong><br><strong>Ascoltiamoci profondamente.</strong></p>
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		<title>Un luogo per la creatività</title>
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		<pubDate>Fri, 30 May 2025 17:47:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Più volte mi sono chiesto come iniziare un blog.E adesso che ho deciso davvero di farlo affiora in me un pensiero:Non posso andare a recuperare le cose che ho scritto in passato per pubblicarle. Quelle parole sono forme di espressione, e come tali hanno bisogno di essere espresse nel momento in cui nascono.Come intuizioni, possono [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Più volte mi sono chiesto come iniziare un blog.<br>E adesso che ho deciso davvero di farlo affiora in me un pensiero:<br><strong>Non posso andare a recuperare le cose che ho scritto in passato per pubblicarle</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quelle parole sono forme di espressione, e come tali hanno bisogno di essere espresse nel momento in cui nascono.<br>Come intuizioni, possono al limite essere rielaborate e rivissute, come accade in terapia.<br>Ma non possono, per loro natura, essere&nbsp;<em>ripetute</em>&nbsp;o&nbsp;<em>riprodotte.</em><br>Perchè hanno significato proprio per il fatto che vengono fuori da una specifica creazione del momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo mi angoscia.<br>Mi angoscia che queste intuizioni se non sostenute possano sembrare irreali.<br>Perché nascono dentro di sé e creano la realtà del momento, sul momento, e quelle rimaste <em>a metà </em><em>strada </em>possono far sentire matti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi angoscia il fatto che&nbsp;<strong>molte possibilità vengano perse</strong>,<br>che in ogni momento lasciamo andare cose che possono essere&nbsp;<em>semi su cui costruire delle vite intere</em>.<br>E tutto questo succede in ogni attimo, il che è spaventoso.<br>Ma conserva dentro di sé anche qualcosa di meraviglioso: il fatto che tutto può cambiare, in ogni momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso i pensieri e le emozioni sono fugaci.<br>Le intuizioni&nbsp;<em>scappano</em>,<br>Per questo è importante travare un luogo dove possano essere incise. Perchè permette di percepire un senso di continuità con se stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo senso di continuità fin da piccolissimi&nbsp;lo troviamo&nbsp;<strong>negli altri</strong>, è&nbsp;così che funzioniamo.<br>Lo cerchiamo nelle altre persone e ma anche nelle attività, e oggetti e nelle abitudini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La creatività, però, offre un&#8217;alternativa.<br>Permette di vedersi, di esserci, di&nbsp;<em>esistere</em>&nbsp;anche senza essere&nbsp;<em>rispecchiati</em>&nbsp;da qualcun&#8217;altro.<br>Perché il rispecchiamento costante ed immediato dell&#8217;altro rischia di restituirci immagini distorte di noi.<br>Come se in ogni piccolo istante dall&#8217;altra parte ci fosse una lettura di noi che confonde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Creando qualcosa invece non percepiamo tutte le micro-variazioni dell&#8217;altro che ci possono depistare e far dubitare di noi stessi.<br>L&#8217;altro, non può influenzarci&nbsp;<strong>mentre diciamo chi siamo</strong>.<br>Possiamo esprimerci, approfondire quello che abbiamo dentro, senza continue interruzioni e aggiustamenti esterni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo è importante avere un contenitore,<strong>&nbsp;uno spazio di espressione in cui si possa essere se stessi, a prescindere dalle altre persone</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio contenitore, in questo momento è questo blog.<br>Un luogo dove tornare a rileggere quello che c&#8217;è stato &#8211; se ne avrò voglia &#8211; e continuare a esprimermi nel mio presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto continua.<br>Non sono obbligato a rimanere fedele a ciò che scrivevo ieri, se c&#8217;è un contenitore che tiene insieme le mie parole nel tempo.<br>Questo è lo spirito di questo blog:&nbsp;<strong>condividere pensieri che arrivano da un bisogno di espressione</strong>.&nbsp;</p>
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