Durante una crisi di identità ci troviamo tesi tra due parti: la vecchia versione di noi stessi – con una serie di modalità conosciute, sicurezze, automatismi – e una versione nuova, ancora parzialmente ignota e dunque spaventosa. Entriamo in crisi quando la parte conosciuta e “vecchia” di noi ci comincia ad andare stretta. La sicurezza non giustifica più la mancanza di soddisfazione che ormai questa parte ci produce.
Questo articolo parla di questo momento: del momento in cui, in un cambiamento, siamo lì, bloccati tra quello che eravamo e quello che non siamo ancora.
Guardare indietro, guardare i vecchi modi, le vecchie regole, ci dà l’illusione di essere ancora quello che non siamo più e forse ci fa sentire al sicuro. Al sicuro perché torniamo in vecchi gruppi. Torniamo nella sicurezza dell’appartenenza; in più ci rifugiamo nella memoria che, per quanto possa essere brutta e stringente, è sempre prevedibile e conosciuta, dunque sicura. La trappola può essere la mente: dopo che hai lasciato i luoghi, quello che ti tiene ancorato è la mente, attraverso i ricordi.
Ma basta così. Devo prendere il largo, devo andare verso l’ignoto, adesso.
Lascia la riva, lascia il porto. Sei lì, bloccato, anche se già pronto alla partenza. Ormai una cosa sola ti ferma: te stesso. La mente produce i peggiori mostri: i rimpianti, i ricordi distorti, i dubbi, le svalutazioni. Produce una serie di pensieri, di vissuti e di sensazioni che ti bloccano. Ti lasciano a metà, sospeso. Tra la parte di te che non c’è più, riattivata dalla mente, e l’ignoto di quello che non sei ancora.
Fiducia. È difficile costruire la fiducia in se stessi, difficile darsi retta quando si è abituati a dubitare di sé e a dare retta di più agli altri. È una sofferenza cercare aiuti, sostegni fuori, per un viaggio, un pezzo di strada, che devi fare da solo.
Credo che il viaggio per la creatività, il viaggio per la scoperta di sé, sia un viaggio solitario. Intendo dire che il permesso finale, l’ultima validazione, l’ultimo passo, l’ultima scelta, è qualcosa che dipende solo da se stessi. Nessuno lo può fare per te.
È importante diventare propri alleati, imparare a lasciare andare i dubbi, la paura di sbagliare, i rimpianti. Imparare a lasciare andare le idee che quelle altre versioni di noi sarebbero potute essere. Lasciare andare quelle vite parallele che ci immaginiamo, quelle vite parallele che le nostre scelte hanno portato a lasciare. Bisogna imparare a nutrire la nuova versione di sé. Imparare a prendersi cura, con fiducia e amore, di ciò che stiamo provando a diventare. Che ancora non esiste, forse è solo un accenno, un pallido desiderio, un’intuizione.
È davvero questione di scelte. Scelte, fiducia e amore.
Scelgo di darmi retta. Scelgo di fidarmi di me. Scelgo di darmi credito, di puntare su di me. Scelgo di non ascoltare tutta quella parte che fa dubitare, tutta quella parte che ostacola, che riporta indietro, che inganna di poter tornare indietro. Lascio andare tutto questo. Lascio che io sia. Lascio che questa parte di me possa cominciare a vivere e a respirare.
Lascio il mio sguardo girarsi verso il mare aperto, lascio che il porto alle mie spalle diventi sempre più piccolo, fino a dimenticarmene.
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